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The TRIP (anglo-italiano, rock progressive dagli anni ’60) // ITALIANS DO IT BETTER by Carletto il principe dei mostri

26 Luglio 2018 @ 8:00 - 17:00

Ingresso 10 euro – The TRIP (anglo-italiano, rock progressive dagli anni ’60) // ITALIANS DO IT BETTER by Carletto il principe dei mostri

Quella dei Trip è una delle sfaccettature più intriganti del Pop progressivo italiano dei ’70, soprattutto per l’unicità del combo e dello stile proposto.
In realtà i The Trip nascono come gruppo inglese nella seconda metà dei ’60, e la formazione comprende Billy Gray alla chitarra, Arvid “Wegg” Andersen al basso, Ian Broad alla batteria e, udite udite un secondo chitarrista dal nome piuttosto famoso di lì a poco, nientemeno che Ritchie Blackmore, futuro Deep Purple. La band nacque come insieme di musicisti ingaggiati da Riki Maiocchi, e portati in Italia da Ian Broad poichè l’ex-Camaleonti cercava un gruppo spalla per le esibizioni dal vivo. In realtà, dopo varie vicissitudini e cambi di line-up si stabilisce l’effettiva prima formazione del gruppo, a se stante, senza più Maiocchi… Broad e Blackmore torneranno in Inghilterra, quest’ultimo chiamato da Jon Lord per un progetto chiamato Roundabout, poi diventato Deep Purple… subentreranno l’istrionico tastierista Joe Vescovi, che si imporrà con la sua bravura come leader del gruppo, e Pino Sinnone alla batteria, proveniente dai gruppi beat “Pirati” e “Teste Dure”.
Con questa line up mista si unirono le varie influenze per dare vita in ambito Piper Club, a qualcosa che non si era ancora sentito, un sound riconducibile a quegli influssi post psichedelici e pre-progressivi che determinarono una fase di passaggio molto delicata della musica rock in generale.
Il primo singolo del gruppo nasce proprio per una compilation del Piper, nel 1969, e si intitola “Bolero Blues”, un primo modo di tracciare delle coordinate che verrano poi sviluppate l’anno seguente nel primo album omonimo, su etichetta Rca, un disco che era talmente “avanti”, che conteneva addirittura la denominazione di “musica impressionistica” riportata sul retro, insieme all’avvertenza che i suoni che si odono sono prodotti da normali strumenti musicali quali chitarra, basso, batteria e organo… fa sorridere pensare a quanto il pubblico dell’epoca, per quanto riguarda il Bel Paese, fosse ancora impreparato e nel contempo curioso.
La musica proposta e il citato mix di influenze che vanno da echi beat a progressioni strumentali più intense, testi in inglese tranne il brano “una pietra colorata”, ma brani comunque tutti con titolo in italiano. Il successo non tarda ad arrivare, e così si rompe un’altra barriera rispetto ai ’60 con un’iniziativa davvero singolare, ovvero la scelta di ingaggiare il gruppo per il film “Terzo Canale – Avventura a Montecarlo”, per la regia di Giulio Paradisi. Dal film è tratto il singolo Fantasia/Travelin’ Soul. Belle le immagini finali riprese al primo Festival pop di Caracalla.
Il 1971 è l’anno di “Caronte”, secondo album dei Trip, che affonda ancora di più sul sound progressivo, col pretesto del concept dedicato al celebre traghettatore dell’inferno dantesco.
Le tastiere di Vescovi sono più che mai in evidenza e si passa dall’hard rock prog di “Two brothers” alla struggente e pomposa “L’ultima ora e ode a Jimi Hendrix”, dove Vescovi e Gray danno una vera lezione di stile. Dall’album viene estratto il singolo orecchiabile “Little Janie” insieme all’inedita “Believe in yourself”. L’attività dal vivo diviene intensa, è questo il periodo del celebre Viareggio Pop, festival tra i capostipti dei grandi raduni giovanili.
E’ il canto del cigno della prima formazione della band, Billy Gray esce e inciderà un album solista con influenze blues, mentre dopo un breve momento in cui la formazione comprende Vescovi/Andersen/Sinnone ma anche quest’ultimo esce e la line up si consolida con l’ingresso di Furio Chirico alla batteria, col quale si crea da subito un ottimo feeling.. Frutto di questo cambiamento è “Atlantide”, il disco più minimale dei Trip, e nel contempo il più apprezzato e famoso del gruppo, una suite dedicata al leggendario continente, con un sound che unisce un inedito suono di organo e piano elettrico, alla ritmica incalzante e jazzata di Chirico, il tutto condito dal basso e voce di Andersen. Un disco con una copertina bellissima, apribile dal centro, dove si svela una strana mappa di Atlantide, grafica ad opera del mitico Up & Down Studio. Nelle prime copie dell’album era allegato anche un insolito 45 giri intervista, a scopo promozionale.
Nel ’73, dopo la scissione dalla Rca, arriva “Time of Change”, su etichetta Trident, ultimo album del gruppo, dove si fanno più marcate le ricerche sonore.
Il 1974 rappresenta l’anno in cui il gruppo sospende la propria attività, effettivamente non ci sarà mai un comunicato di scioglimento ufficiale, bensì la band resterà seplicemente in stand-by… ed il 2010 è l’anno del ritorno sulle scene, riprendendo il “viaggio” da dove era stato interrotto… navigando verso nuovi orizzonti.

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Data:
26 Luglio 2018
Ora:
8:00 - 17:00
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